mercoledì 3 ottobre ODIO GLI INDIFFERENTI voci e suoni per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Pubblicato il 30 settembre 2012

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Mercoledì 3 ottobre ore 18,30
Ex Asilo Filangieri/ La Balena

ODIO GLI INDIFFERENTI

voci e suoni per l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Sarà presente l’avvocato Gerardo Marotta

Saranno letti brani da Gaetano Filangieri, Vincenzo Cuoco, Victor Hugo, Giacomo Leopardi, Benedetto Croce, Antonio Gramsci, Italo Calvino, Matilde Serao, Eleonora Pimentel Fonseca, Jorge Luis Borges.

Interverranno gli attori e i musicisti: Antonello Cossia, Valentina Curatoli, Andrea de Goyzueta, Francesca De Nicolais, Raffaele Di Florio, Fabrizio Elvetico, Valentina Vacca, Riccardo Veno.

La Biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, messa insieme da Gerardo Marotta in mezzo secolo di pazienti ricerche presso fondi librari e antiquari in tutta Europa, costituisce il nucleo fondamentale dell’Istituto fondato nel 1975 a Roma, nella sede dell’Accademia dei Lincei, da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente. La Sovrintendenza ai beni librari della Regione Campania ha riconosciuto nel 2008 il valore di questa raccolta, che oggi conta circa trecentomila opere, dichiarando che essa “presenta i segni di uno sforzo ragionato di gestione e sviluppo, frutto, non di casuale sedimentazione, ma delle attività di studio, ricerca e formazione promosso dall’Istituto di appartenenza”. La delibera, attestando “il grande valore bibliografico e culturale” della biblioteca, decreta “la necessità di salvaguardarne l’inscindibile legame con l’Istituto di emanazione” e “l’opportunità e l’utilità sociale di predisporne le migliori condizioni di fruizione pubblica”.

Tuttavia, inspiegabilmente, l’attuale Giunta regionale emana nel 2011 un nuovo atto che opera una radicale inversione di rotta.Viene difatti prospettata per i locali individuati l’utilizzazione «come fondo iniziale dei volumi che obbligatoriamente vengono trasmessi in copia alla Regione Campania da editori e aziende tipografiche allorquando pubblicati» e l’attivazione di una «Biblioteca pubblica “a scaffale aperto”». Ciò significherebbe non solo sfregiare l’armonica razionalità interna della raccolta dell’Istituto, che la rende specchio di una dimensione culturale internazionale, con l’inserimento di un fondo avente come unico criterio quello dell’appartenenza geografica regionale, ma significherebbe soprattutto impedire materialmente l’allocazione della biblioteca dell’Istituto, la cui dimensione è tale da occupare per intero lo spazio dei locali e solamente qualora sia rigorosamente seguito il progetto delle scaffalature compatte.

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L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti…

Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Antonio Gramsci, 11 febbraio 1917 

Firma la petizione in favore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Per la salvezza della biblioteca dell’Istituto per gli Studi Filosofici

Il libro è sempre stato considerato un oggetto sospetto, perico¬loso. Già gli imperatori cinesi, tra cui il primo fu Quin Shi Huang nel 213 a.C., hanno bruciato i libri. Ci sono stati tanti roghi di libri nella storia, ma i più famigerati furono quelli perpetrati dai nazisti nel 1933. Queste azioni spettacolari dal significato prettamente simbolico possono essere lette come forme di guerra alla cultura, aperte, sfrontate; molto più subdole sono invece le azioni a cui assistiamo oggi, i modi in cui si fanno morire i libri e la cultura. Uno di questi modi potrebbe essere considerato la delegittima¬zione derivata da annunci e promesse puntualmente disattese dagli stessi pronunciatari, quasi sempre rappresentanti delle nostre isti¬tuzioni. Mi riferisco alle vicende che hanno visto e vedono ancora protagonista la biblioteca dell’Istituto Italiano per gli Studi Filoso¬fici. In principio furono dati in consegna da parte del demanio dello Stato i locali del complesso monumentale del convento dei Girolamini. Poi ci fu il terremoto del 23 novembre 1980 e solo pochi giorni dopo gli sfollati di vico Grotta della Marra, invece di ricevere adeguata sistemazione, furono alloggiati (e vi rimasero per ben sette anni) nei locali offerti come sede della biblioteca dell’I¬stituto e come foresteria della sua Scuola di Studi Superiori.

C’è stata infine una promessa solenne di tutte le istituzioni di offrire i locali della caserma Nino Bixio per unire la biblioteca dell’Istituto con quella della Scuola Militare Nunziatella, ma anche questa promessa è stata disattesa. Poi c’è stata una nuova promessa, sulla cui attuazione ancora speriamo, della destinazione di un immobile, già sede del CONI, in piazza S. Maria degli Angeli, sulla quale attualmente insiste la grande voragine di un cantiere della metropolitana. Per questo progetto, nel 2008 sono stati stanziati dalla Regione Campania su fondi dell’Unione Euro¬pea 6.800.000 euro per l’acquisto e la ristrutturazione dell’immo¬bile e per l’allestimento della biblioteca. La realizzazione di questo programma è ancora sospesa, e ciò conferma che siamo pur¬troppo una nazione in cui c’è una politica degli annunci di pro¬getti che non vengono mai portati a termine.

La scrittrice Marguerite Yourcenar ha scritto un libro intitolato Le memorie di Adriano, in cui si afferma che le biblioteche sono come i granai: servono nei tempi di carestia. Il problema è che in assenza di biblioteche il grano, cioè i libri, ammuffisce, e in sostanza questo è il grido di ribellione che l’avv. Marotta ha lanciato, cioè che è indegno di un paese civile che ci siano i mezzi e i locali, ma che sia semplicemente l’inerzia, molte volte interessata, a bloccare la messa in atto di qualsiasi progetto. Eppure all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, seguendo una tradizione di sano giacobinismo unita alla tenacia e alla grande forza di volontà che l’avv. Marotta ha saputo trasmettere ai giovani, non ci si arrende nei confronti delle difficoltà. Adesso nutriamo grandi aspettative sulla nuova giunta del Comune di Napoli, nonostante gli ostacoli iniziali che sta incontrando. Si dovrebbe fare una cosa semplicissima: sbloc¬care immediatamente i fondi già stanziati, perché più si aspetta e più i costi crescono.

Devo dire che l’avv. Marotta ha fatto delle cose di grande ele¬ganza nell’acquisto non solo dei libri, ma anche degli scaffali necessari, scaffali che appartenevano a Gioacchino Murat e dunque i libri avrebbero un’ottima accoglienza; quello che manca a un’isti¬tuzione come questa, che ha molti borsisti e ricercatori e vede la cir¬colazione di molti insegnanti, ospitando anche tre lezioni contem¬poraneamente, è appunto una biblioteca in cui si trovino libri diffi¬cilmente reperibili in altri luoghi; un’istituzione così è monca senza libri e senza i più moderni strumenti multimediali.

Pertanto vorrei associarmi a questa sacrosanta protesta civile che non ha alla base alcun interesse personalistico, anzi lo stesso promotore, l’avv. Marotta, si è spogliato negli anni dei suoi beni privati per garantire la sopravvivenza dell’Istituto e la costituzione della biblioteca, luogo di studio e di ricerca, bene comune per la formazione delle future generazioni, e anche tutti quelli che lavo¬rano nell’Istituto, generalmente a titolo gratuito, mettono le loro capacità e la loro abnegazione nell’immenso lavoro di diffusione della cultura, da Antonio Gargano a Wolfgang Kaltenbacher, a Vittorio De Cesare, Aldo Tonini, Arturo Martorelli e tanti altri, una comunità che lavora per Napoli, comunità trattata però con indifferenza e quasi con fastidio. Questa è una cosa indegna e che indigna, e trovo che sia nell’interesse di tutti, dei politici e anche dei cittadini, riconoscere in Napoli anche un altro volto, un volto molto più presentabile degli altri.

di Remo Bodei – Il Sole 24 ore, 2 settembre 2012

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L’ingresso è libero, la sottoscrizione a piacere.

L’Ex Asilo Filangieri si trova in vico Giuseppe Maffei 4 (via San Gregorio Armeno) Napoli

Come arrivare all’Asilo

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