Rotte possibili

La Balena associa realtà lavorative differenti tra loro e vuole essere un luogo capace di aggregare persone intenzionate a trasformare radicalmente lo stato moribondo della cultura napoletana e nazionale. Di fronte al pericolo di ritrovarsi a vivere lʼeterno ritorno di trasformazioni immobili, di rinascimenti fasulli, di continue e sterili lotte tra consorterie più o meno organizzate, la Balena vuole che si affermino dei principi di trasparenza, equità, ricerca che sappiano rendere lʼerogazione di denaro pubblico e privato un capitale efficace per gli artisti e i creativi del settore della produzione culturale che rimane ad oggi uno dei più deregolamentati e privi di qualsiasi garanzia (produttiva, contrattuale, etc.).
Lʼaggregazione della Balena è composta da individui affini che rifiutano di sottostare a un sistema di affiliazione, al contrario mirano al riconoscimento di una professionalità collettiva capace di esprimere una crescita permanente delle possibilità creative e multidisciplinari della produzione culturale.

La Balena è un osservatorio critico sullʼoperato di amministrazioni pubbliche, di commissioni, consigli di amministrazioni, enti culturali che determinano le politiche culturali della nostra città; ma è anche una situazione collettiva motivata a dar vita ad azioni mirate che hanno la finalità di interrompere con determinazione vecchie logiche a favore di nuovi processi creativi.
Stanca di elemosinare spazi, fondi, strutture, la Balena sente proprio quello spazio immateriale in cui vengono decise le strategie culturali, le priorità produttive e le altre dinamiche che condizionano di fatto il processo del nostro lavoro. La nostra sarà unʼazione che mira a costruire un arsenale creativo basato sulle conoscenze, le esperienze, le capacità e lʼimmaginario di chi agita i muscoli del cetaceo.

La Balena si oppone alla gestione miope degli eventi culturali; eventi che sono scollati dai territori in cui vengono realizzati, sia per contenuti che per appartenenza, pur di alimentare la speculazione economica che gravita attorno ad essi. E contribuendo così al processo di impoverimento culturale già avviato da tempo dai massmedia mainstream. Ogni Grande Evento si dovrebbe basare sulla realtà pregressa delle attività in atto su un territorio, non dovrebbe essere un amplificatore per nomi, più o meno altisonanti. Ciò che ci preme è restituire un gusto, contribuire a ridefinire unʼestetica che oggi sembra mortificata e incapace di assumere i tratti salienti e completi di una collettività incosciente. Pensare la cultura non come un prodotto ma come un processo che non può che essere permanente. Reinventare nuove maniere di relazione tra artisti e pubblico che non siano limitate all’opera ma anche al processo della creazione. Dunque investire sulla permanenza artistica nel territorio.

La Balena è convinta che gli spazi appartengano a tutti. Non tolleriamo vuoti, vogliamo che la città viva attraverso un uso consapevole da parte degli operatori dei luoghi della cultura che devono essere liberi e autonomi da discrezionalità politica, clientelismo, familismo e mai disattivati a causa di problemi finanziari. Qualora uno spazio sarà reso inagibile, la Balena lo riaprirà, restituendolo alla collettività. Pensare i luoghi come spazi di cultura e di vita, accessibili, a bassa soglia, che promuovano trasformazioni nel paesaggio urbano, come servizi culturali permanenti utilizzabili dai cittadini così come dagli addetti ai lavori. Creare un luogo di incontro, di mescolanza dei pubblici, degli artisti, dei cittadini, per dare una possibilità alla coesione sociale e il proprio posto a ciascuno.

La Balena è convinta che lo spazio creativo, le possibilità produttive e i sistemi di distribuzione/fruizione siano un patrimonio dei nostri mestieri. Noi crediamo che i confini della creazione non possano essere definiti da una logica timorosa di osare, oppressa dagli standard determinati da quattro spiccioli di botteghino a discapito della possibilità di dar vita a nuovi stili, nuove visioni, nuovi concetti che contribuiscano ad alimentare il continuo divenire della cultura contemporanea.
Le regole attuali non le riconosciamo più. Non vogliamo partecipare ad aste ma costruire un percorso di formazione di una seria amministrazione culturale e politica che finalmente si liberi da personalismi, egoismi, miopie per aprire una stagione pratica e consapevole di affermazione dellʼautonomia creativa e lavorativa della produzione culturale. Ci rivolgiamo al mondo della scuola, dellʼuniversità, della formazione e dellʼeditoria perché componenti fondamentali del processo di costruzione di una cultura bene comune.

La Balena si batterà affinché ci sia trasparenza totale nella gestione di finanziamenti pubblici assegnati ad enti e fondazioni che si occupano di cultura, secondo un principio di riconoscimento delle competenze e del percorso di lavoro svolto, così da non avvantaggiare sistematicamente uno sparuto gruppo di ciarlieri privilegiati. La cultura è un settore economico strategico da considerare non più uno spazio marginale, improduttivo o incapace di produrre reddito e lavoro. Noi non pratichiamo lavori effimeri ma partecipiamo alla crescita collettiva del sistema socio-economico del paese. I mestieri dellʼimmateriale sono gli unici ad aumentare e diversificarsi continuamente, il ruolo del finanziamento pubblico quindi deve essere quello di agevolare lo sviluppo, la sperimentazione e la produzione di professionalità in divenire e non una risorsa da distribuire senza considerare la gigantesca mole di competenze, la loro miriade di sfumature e lʼ acquisita centralità nel mondo del lavoro contemporaneo.

La Balena crede che il privato e le logiche di mercato non siano il fine ma il mezzo attraverso cui poter arrivare a realizzare lavori, ricerche, messe in scena. Per cui crediamo che la discussione in merito alla possibilità di integrare i fondi pubblici (quandʼanche continuino ad esistere) con partecipazioni private debba incentrarsi sulla necessità di separare il flusso di denaro da una ricaduta di profitto in termini di immagine. Crediamo che sia oltremodo necessario lʼavvio di una discussione serrata sulle infinite possibilità di reperire fondi per la cultura che attraversino tanto il settore pubblico ma sempre più il mondo delle imprese e del privato.
Le eccellenze espresse in diversi ambiti artistico-culturali del nostro paese si basano sul lavoro disintegrato di molteplici figure professionali che vivono in un perenne stato di insicurezza e ricattabilità. È il momento di rifiutare il ricatto e diventare lavoratori immateriali del mondo. Siamo la parte indispensabile del lavoro culturale e immateriale: impariamo ad esserne consapevoli. La cultura è un bene comune perché luogo di crescita, sperimentazione, studio. Non è intrattenimento sterile ma espressione dʼidentità collettiva. Non macchina finanziaria ma un dispositivo di liberazione.

Usciamo dagli stagni in cui solitamente galleggiamo da soli, per tracciare nuove rotte negli oceani a venire.

Un commento “Rotte possibili” →
1 Trackback per l'articolo
  1.  | 

    [...] e il sito del comune lo testimoniano). Poi, la mattina del 2 marzo, un gruppo di attivisti del Collettivo La Balena (operatori culturali e lavoratori dell’immateriale) ha occupato la sede del Forum e ha [...]

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